CORRIGE TYPE A Grammatica B Approccio globale del testo Cani e gatti

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CORRIGE TYPE A Grammatica B Approccio globale del testo Cani e gatti
CORRIGE TYPE
Matière :
Devoir n° :
IT11
02
Epreuve de recette du : 28/08/09
statut: 81
7IT11CTPA0209
A Grammatica
1. Sciascia racconta la storia drammatica di un gatto che si crede un cane.
Nei giochi con i cani, cerca di comportarsi come loro.
A volte, si annoia a partecipare alla caccia, allora si rifugia su un albero
2. Dalla mia amica, il gatto del vicino dorme tutto il giorno sulla sedia o nel cestino.
3. a. L’uomo che mi guarda è simpatico.
b. L’uomo che guardo è simpatico.
c. Non conosco la persona che mi ha salutato.
d. La ragazza che ho visto si chiama Nora.
4. a. Accarezzo la cagna alla quale ho lasciato soltanto un piccolo.
b. Il gatto del quale parlo ha delle macchie bianche.
c. Le ragazze con le quali esco sono interessanti.
d. Ammiro gli alberi sui quali salgono i gatti.
5. a. Il ragazzo di cui parla Luigi si chiama Useppe.
b. Il ragazzo il cui nome è Useppe parla con Luigi.
c. Conosco l’uomo la cui figlia è vestita di blu.
d. L’uomo di cui parla Luigi ha due figlie.
B Approccio globale del testo Cani e gatti
(12 pts)
1. La trama del racconto (6 pts)
1b.
Da un mio vicino, ho potuto osservare il comportamento di un gatto e quattro cani che vivono in piena armonia. Il gatto vive
nell’illusione di essere un cane e i cani lo assecondano in quest’atteggiamento.
2 a.
Il gatto è stato allattato dalla cagna insieme a un cagnolino e fin da piccolo, è stato trattato dai cani della famiglia come uno di
loro, con molta tolleranza per la sua diversità.
3 a.
I cani si rendevano evidentemente conto che il gatto non era uno di loro, ma facevano di tutto per non farglielo pesare.
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4 a.
ll gatto invece, pensava proprio di essere un cane, anche se a volte soffriva di essere diverso dai suoi fratelli senza però capire
il perché.
5 a.
Il giorno della caccia, non è riuscito a fare come gli altri cani, si è perso e forse ha capito la verità.
6 b.
Dopo quest’episodio, il gatto non ha più lo stesso atteggiamento : il suo dramma è che ha capito di non essere un cane, ma non
sa ancora di essere un gatto.
2. Rispondi alle domande sul testo : (6 pts)
1. Da che tipo di opera è tratto il brano studiato ?
Il brano studiato è tratto da un « diario » (= journal intime), Nero su nero
2. Chi è l’io narrante (chi racconta la storia) ? Giustifica la tua risposta con una citazione tratta dal testo.
L'io narrante è lo scrittore stesso, che racconta una storia ispirata da un fatto reale che ha osservato (« da un mio vicino »,
« mi piacerebbe saperla scrivere »)
3. Chi sono i protagonisti della storia ?
I protagonisti sono degli animali, più precisamente un gatto e quattro cani.
4. A quale dei personaggi il lettore si identifica e perché ?
Il lettore si indentifica con il gatto, è lui il personaggio principale che vive il dramma dell'identità.
5. Che significa essere come cani e gatti ?
Non sopportarsi. Infatti, di solito, i cani e i gatti non vanno molto d'accordo.
6. Questa espressione è applicata alla lettera nel racconto oppure no ? giustifica la tua risposta con elementi tratti dal testo.
Nel racconto di Sciascia, l’espressione è citata per essere smentita ; infatti, nella storia raccontata, avviene esattamente il
contrario : i cani proteggono e rispettano il gatto, considerandolo come il loro « fratello di latte ».
C Comprensione approfondita
(5 pts)
a. Tolleranza fra persone di identità e natura diversa
d. Impossibilità di comportarsi diversamente da come si è veramente
Ho scelto la risposta a. perché penso che i quattro cani costituiscano un bell'esempio di tolleranza verso qualcuno che non è
come loro, per esempio quando subiscono senza ribellarsi (senza mordere o ringhiare) « l'infaticabile vivacità e i capricci » del
gatto. Ma allo stesso tempo, la storia raccontata da Sciascia mostra che dobbiamo accettarci per come siamo; un
comportamento che porta ad adeguarsi agli altri non è sempre possibile e neppure giusto se bisogna per questo rinunciare
completamente alla propria personalità.
D Lessico
(8 pts)
Ieri sera sono uscito con Paolo e i suoi amici, perché non avevo voglia di stare come al solito con poche persone con il gruppo
di Andrea. Siamo andati in un locale tendenza, ed ero proprio a disagio ! In generale, non sono pauroso, ma con questi ragazzi
sofisticati e sicuri di sé, non riuscivo a essere naturale. Il problema era anche che non conoscevo nessuno e avevo una paura
matta di passare per uno stupido !
Mario, che non è molto intelligente, a giudicare dalla sua espressione ebete, si è messo a prendermi in giro... questo suo
modo di divertirsi a prendere in giro con cattiveria mi ha fatto sentire ancora peggio. Non volevo partire e non volevo litigare
con lui, perciò ho fatto finta di niente e (mi) sono stato zitto ... Non sarebbe servito a niente infuriarsi per colpa di uno così !!
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E Expression personnelle
(23 pts)
Réponses personnelles. Reportez-vous à la correction de votre devoir.
1. Expression semi guidée : (8 pts)
Vorrei raccontarvi la mia storia... da piccolo, sono stato allevato con un fratello di latte, di nome Bobi. Io e Bobi avevamo altri tre
fratelli, più grandi di noi. Io sono stato sempre il più piccolo e il più vivace dei miei fratelli e devo dire che loro quattro hanno
avuto sempre una grande pazienza con me... A volte mi sentivo proprio uguale a loro, riuscivo a fare le stesse cose, altre volte
invece, avevo l'impressione di essere diverso... per esempio arrampicarmi sugli alberi è sempre stato facile per me, mentre i
miei fratelli non ci sono mai riusciti. Altre volte, poi, mi accorgevo che loro quattro erano molto più rapidi di me a correre,
riuscivano sempre a distanziarmi. Neanche la nostra voce era uguale, ma non ci ho mai fatto molto caso, fino al giorno in cui il
nostro padrone ha deciso di andare a caccia. Quel giorno, sono uscito insieme ai miei fratelli, ma loro erano così nervosi, così
eccitati, che non riuscivo proprio a fare come loro...mi sono stancato subito e me ne sono tornato a casa a riposare. Ma non ero
per niente contento, mi sentivo solo e ...strano....
2. Expression libre (15 pts)
Réponse personnelle.
Pour cet exercice, n'oubliez pas d'utiliser les verbes capitare, succedere et d'articuler votre narration en utilisant les mots de
liaison.
Traduction du texte A
Cani e gatti de Leonardo Sciascia
Ils s’entendent, dit-on, comme chiens et chats. Mais chez un de mes voisins, ici à la campagne, il y a quatre
chiens et un chat qui ne se comportent pas comme chiens et chats ; et non seulement ils vivent en bonne
intelligence mais les chiens font même tout leur possible pour ne pas enlever au chat l’illusion – qu’il cultive de
façon dramatique – d’être un chien. Mais c’est toute une histoire et j’aimerais savoir l’écrire comme Tchekov écrit
celle de la petite chienne Katanska. Quoi qu’il en soit, voici les faits : après être resté orphelin et avoir survécu à
ses frères, le chat a été nourri par la chienne, à qui on n’avait laissé qu’un seul de ses petits. Il a grandi en
s’ébattant avec son frère de lait, traité comme lui par la chienne qui l’avait nourri et par les deux autres chiens.
Personne ne lui disputa jamais sa place à table (c’est-à-dire autour du plat en terre cuite où on leur sert la soupe),
ni un os à ronger. Jamais un grognement à son adresse : les chiens étaient même bien plus tolérants avec lui
qu’entre eux. Le chien de Trilussa dit : «je savais bien que c’était un chat, mais je m’efforçais malgré tout de le
traiter comme un chien». Les chiens dont je parle ont traité le chat beaucoup mieux qu’un chien, supportant son
infatigable vivacité et ses caprices. Mais une chose est sûre : ils ont toujours su que c’était un chat . Le chat, lui,
ignore qu’il est un chat. Il croit être un chien. Et un chien tour à tour handicapé ou virtuose, d’une virtuosité
inaccessible aux autres chiens. Mais qu’il fasse le chien en réprimant ses miaulements et en suivant son maître –
se montrant aussi enjoué que les chiens quand le maître sort avec le fusil – ou qu’il s’abandonne à un exploit félin
en grimpant jusqu’à la cime d’un arbre, pour lui, c’est toujours un drame. Et c’est à croire qu’il en a touché le fond
cette année le jour de l’ouverture de la chasse : lui aussi a suivi son maître, se donnant au départ un mal fou pour
être au diapason des chiens, sautillant, courant. Mais ensuite, il s’est fatigué, il s’est ennuyé, il s’est laissé
distancer. Tant et si bien qu’il finit par se perdre. Le soir, il ne rentra pas. Les chiens qui l’avaient perdu de vue –
absorbés comme ils l’étaient par le plaisir de la chasse – avaient peut-être remarqué son absence au retour ;
peut-être même se sont-ils fait des reproches. Il est possible qu’ils soient allés à sa recherche. Toujours est-il que
le lendemain, le chat avait repris sa place : voilà que les chiens lui font fête, et particulièrement son frère de lait.
Mais quand son frère l’invitait à jouer, le chat y allait de mauvaise grâce, il était pris d’indifférence, de
neurasthénie. Peut-être avait-il compris qu’il n’était pas un chien et que les autres l’entretenaient dans une pieuse
illusion en faisant comme si de rien n’était. Il continue à vivre comme avant, mais avec une espèce d’abandon et
de négligence, comme s’il avait vieilli prématurément. «Si je ne suis pas un chien, Grand Dieu, que suis-je
donc ?» semble-t-il se demander en gardant ses distances, affalé sur une chaise : en bon chat qu’il est.
Traduction, Dominique KRIER
Cned – 7IT11CTPA0209
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